Cava Prainito

Il corso del fiume (primavera)detta anche “Cava delle povere donne” o “Cava Paradiso”

Il luogo

Lungo la strada provinciale Ritillini Favarotta che da Modica porta a Rosolini, immersa nella tipica campagna modicana, ma nascosta in una vallata, si stende Cava Prainito. Un luogo davvero incantevole dalla natura selvaggia e incontaminata con delle caratteristiche particolari e quasi uniche nella nostra zona.

La natura

Un tratto di cascate (autunno)Nella cava scorre il torrente Prainito, affluente destro del Tellaro. Il torrente lungo il suo corso forma laghetti e cascatelle che si “intrecciano” con la fitta vegetazione di tipo fluviale e le rocce di natura calcarea, dando vita a veri spettacoli della natura. La cava ospita specie vegetali che non è facile vedere nella zona quali ad esempio il platano, il pioppo e il leccio accompagnati dal caratteristico carrubbo. Il resto della vegetazione è composto da canne amerciane, oleandri, palme nane e diversi arbusti e piante erbacee. La fitta vegetazione selvatica spesso nasconde e rende quasi inaccessibili i luoghi più belli della cava. Anche la fauna è abbastanza ricca. Tra i volatili è presente la poiana calzata, il corvo imperiale, la coturnice, l’allocco, il colombaccio e diverse specie migratorie. Si rilevano poi la volpe, l’istrice, la martora, la lepre e il coniglio. Di grande rilievo invece la fauna ittica. Infatti nelle acque del torrente vive la specie autoctona “Trota macrostigma” che per fortuna non è stata ibridata da altre specie; poi sono presenti il “cagnetto fluviale”, granchi di fiume e rane.

Alcune forme tombaliLa presenza dell’uomo

Cava Prainito è anche una libera zona archeologica in cui è possibile ammirare insediamenti delle antiche civiltà Paleocristiana e Castelluciana insieme ai resti di un passato più prossimo: grotte, forme tombali, vecchie fornaci per la produzione della calce, scalinate scavate nella roccia, mulini ad acqua.

Leggende

La sorgente del torrente Prainito si trova nella stessa cava ed è chiamata “delle povere donne”. Il nome deriva da una leggenda che narra di alcuni briganti che tenevano prigioniere delle donne nella grotta della fonte insieme ai tesori. Un giorno alcuni vasciddari sentirono le voci delle donne e le liberarono. Ma quando le donne uscirono dalla grotta furono accecate dalla luce del sole e morirono lasciando i tesori ai vasciddari. Da qui il detto “poviri ronni e ricchi vasciddari”.

Testimonianze

Cosa scrive il prof. Guerrieri di Cava Prainito.
“In quel di Rosolini (Sr), in una cava a tratti profondamente incassata scorre il torrente “Prainito” affluente destro del fiume “Tellaro”. Un vero angolo di paradiso caratterizzato dalle ridotte dimensioni nelle quali sono concentrate però tante bellezze dai diversi aspetti, da quello paesaggistico-naturalistico a quello geologico-faunistico e floristico. Una nicchia naturale che certamente, per tutti i vantaggi che offriva, non sfuggì all’attenzione dell’uomo antico e moderno, per cui è anche uno scrigno di vestigia storiche risalenti alla civiltà “Castellucciana” e “Paleocristiana”. La cava del torrente “Prainito si sviluppa per circa 13 km, ma la parte interessata dal fiume vero e proprio si riduce a soli 4 km, dei quali 1,5 km perenni e 2,5 km temporanei. cava paradiso e estate 2005 050.jpgIl percorso sorgentizio ha inizio dalla polla perenne “Povere Donne” sino all’impianto della cava di calcare “Spadaro” sita a circa 1,5 km dalla confluenza con il fiume “Tellaro”. Questo punto segna la fine del torrente “Prainito”, poichè le sue acque limpidissime, in parte si riversano dentro un inghiottitoio naturale e, in parte, vengono captate. Quindi in soli 4 km si concentrano tutte le bellezze suddette. Nelle limpide acque vive ancora l’autoctona trota “Macrostigma”, trote iridee, tinche, ed anguille. Abbondano pure alcuni crostacei, come gamberetti di fiume e granchi e l’interessante “Pesce pietra” o “Cagnetto Fluvialis”. Il corso fluviale, anche se di ridotta portata e di limitato sviluppo, scorre tra una lussureggiante vegetazione, costretta all’interno di una profonda incisione contornata da rocce carbonatiche che, dall’altopiano ibleo, degradano verso il mare africano. Volgendo lo sguardo alle testimonianze archeologiche e movendoci per i pendii rocciosi è facile osservare diversi percorsi incisi durante le epoche nel duro sasso, e che un tempo fu rifugio per le primitive popolazioni indigene, le quali sicuramente traevano sostentamento dalla cava attorno alla quale avevano costruito i diversi villaggi di capanne. Le nicchie sepolcrali che attirano l’attenzione sono quelli risalenti alla cultura “Castellucciana”, fiorita nel comprensorio ibleo intorno al 2000 a.C. Gli ipogei funerari presentano talora un prospetto monumentale elaborato a finti pilastrini o segnati con semplici solchi verticali, collegandosi per tali forme all’architettura megalitica maltese. All’occhio attento non possono sfuggire alcuni arcosoli Paleocristiani incavati lungo il versante sinistro e di buona fattura. Sepolto nel verde è pure un antico mulino ad acqua del quale si può osservare la base su cui era impiantata la tramoggia, nonchè il percorso della SAIA.”